Rimase lì a lungo, a contemplare la scena ghiacciata. La volpe stringeva a sé i suoi tre cuccioli – un ultimo, disperato tentativo di proteggerli dal freddo pungente. Il vento fischiava sul lago ghiacciato e tutto sembrava irreale, come un quadro dipinto dall’inverno stesso.
Invece di proseguire, come avrebbe fatto chiunque altro, lui… si sedette. Si tolse i guanti. Appoggiò il palmo della mano sul ghiaccio, proprio sopra la testa della volpe. Poi aprì lo zaino, tirò fuori un vecchio fornello pieghevole e del combustibile. E iniziò a sciogliere il ghiaccio.

Li riscaldò ora dopo ora. Purtroppo, la volpe non aveva scampo. Ma all’improvviso – uno dei cuccioli, liberato dalla morsa del ghiaccio, si mosse. Poi anche l’altro. Non poteva credere ai suoi occhi.
Al mattino, due delle tre piccole volpi erano vive.
Li avvolse nella sua giacca di pelle, li riscaldò e poi – e questa è la cosa più incredibile – li portò a casa. Lì, in un minuscolo villaggio dove la gente è abituata al silenzio e alla solitudine, lui… è diventato il padre di due piccole volpi.
Ora non va più al lago da solo ogni mattina. Corre dietro di loro, come per comando, a quelle due creature dal pelo rosso che sono già cresciute al suo fianco. E nel villaggio sussurrano:
“Sono loro… quelli salvati. Dal ghiaccio. Dalla morte. Dall’oblio.”
E nei loro occhi c’è rispetto, misto a un pizzico di timore superstizioso.
E lui sorride e dice:
— Non potevo lasciarli lì.
È proprio una persona così.







