«Il message proibito della suora morta: un segreto che gela il sangue»

STORIE POSIITIVE

Camilo lavorava al obitorio centrale di Puebla da oltre quindici anni, e in tutto quel tempo quasi nulla era mai riuscito a far accelerare il suo battito. Ma quella notte era diversa. Sul tavolo di acciaio gelato non giaceva un semplice cadavere. Era una suora.

La giovane donna indossava ancora l’abito nero, perfettamente sistemato sulla sua snella figura. Il suo volto era calmo, quasi radioso, come se stesse semplicemente dormendo dopo una lunga giornata di preghiera. Era stata portata da un convento ai margini della città con l’ordine di eseguire un’autopsia, poiché nessuno riusciva a spiegare la sua morte improvvisa.

«Dottore… dottore, venga a vedere questo,» disse Camilo, con la voce spezzata, facendo un passo indietro come se la barella lo avesse spinto.

Il dottor Fonseca alzò lo sguardo dal tavolo degli strumenti. Aveva visto quasi tutto nei suoi anni all’obitorio. Ma la vista davanti a lui gli fece venire i brividi.

«Che succede, Camilo?» chiese cautamente.

«C’è un’apertura nel tessuto… sulla schiena. Credo ci sia… un tatuaggio,» rispose Camilo tremando.

Fonseca aggrottò le sopracciglia. «Non necessariamente strano. Non tutte le persone entrano in convento da bambine. Alcune hanno avuto vite prima dei voti.»

Avvicinandosi, vide un segno scuro che spuntava da uno strappo dell’abito. Senza una parola, lui e Camilo girarono il corpo con cautela. Fonseca recitò una breve preghiera, riflesso automatico, poi chiese le forbici.

Quando tagliò il tessuto, si congelò. Non era un tatuaggio. Era un messaggio:

“Non eseguire l’autopsia. Aspetta due ore. Ciò che cerchi è nella mia tasca.”

Camilo fece il segno della croce sussurrando: «Non… non può essere.»

Fonseca passò delicatamente il dito sulle lettere, come se dubitasse dei suoi occhi. Camilo seguì le istruzioni e infilò la mano nella tasca dell’abito. Trovò un piccolo oggetto duro: una chiavetta USB.

Sul computer adiacente apparve il volto della suora, terrorizzata: «Non fidarti della Madre Superiora.» Improvvisamente, bussarono alla porta. La Madre Superiora entrò, sorridente, croce sul petto. I segreti del convento emersero, confondendo realtà, morte e l’inspiegabile.

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